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Fabio Grassi, nato a Massa nel 1956, laureato all’Accademia delle Belle Arti  di Carrara.
È pittore, disegnatore ed incisore, nasce come artista informale, approdando dopo varie esperienze al figurativo.

Dipinge soggetti naturalistici ed astratti, utilizzando tecniche miste su vari supporti.

L’Albero, testimone di un passato atavico, spoglio, isolato, solitario; sulla sua corteccia appaiono le lacerazioni provocate dal freddo, dal vento e dalla forza degli elementi, i segni del tempo e della storia, le cicatrici causate dalla sofferenza
e dalla difficoltà del vivere, ma non solo: anche sfumature cangianti di colore vivo ne decorano le pareti esterne e ne mettono in luce la vitalità esuberante, le passioni pulsanti, la joie de vivre, il suo anelito al cielo.

I silenziosi difensori della memoria

Gli alberi di Fabio Grassi sono impegnati in un dialogo continuo col prato, il cielo e il vento. Per loro l'artista, 46 anni, di Massa, inventa ogni volta paesaggi sconfinati, colline lievi che si rincorrono all'orizzonte, balle di fieno, solitari cascinali in pietra. L'atmosfera si carica di magia, ai nostri occhi si offre un delicato scenario da fiaba. Sarà su questi alberi che sale Cosimo, il piccolo protagonista del Barone rampante di Calvino e, trovata la sua dimensione, decide di non tornare più sulla terra?

 

Dalla fìgurazione aII'informale e ritorno.

Nel 1974 Fabio Grassi frequenta l'Accademia di Carrara, dipinge nature morte, farfalle, insetti. Poi dal 1980 la
sua pittura guarda all'informale, vive di colori forti e sgargianti. "Però all'improvviso, fra la miriade di segni, è cresciuta una forma allungata, pura luce. Poco a poco ho isolato questa presenza”, ricorda Grassi, “e sono tornato alla figurazione. Da quel momento, era il 1991, hanno preso vita i miei alberi". Solidi o gentili, frondosi o spogli, a gruppi o solitari crescono in luoghi immaginari, vivono di fantasia. "Dipingo paesaggi come visioni. La scena nasce dalla memoria, dai ricordi dei viaggi o dei luoghi che frequento da anni, come la campagna Toscana, dove sono nato e cresciuto o la pianura padana”, spiega. "Ma non conservano nessun legame visivo raccolto dal vivo, enplein air”. Sono paesaggi ideali, senza legami con la
realtà e non conoscono tutto quello che è esteticamente brutto. "Non ci sono pali della luce che tagliano il cielo, cartelloni pubblicitari che invadono i prati, o palazzi, né antenne paraboliche. Non rifiuto il presente. Mi sento legato alla mia contemporaneità.
Ma le brutture non mi servono né a individuare né a caratterizzare lo spazio assoluto”, spiega.

Alberi come metafore dell'uomo.

Orizzonti senza fine e tramonti brucianti di sole, albe su prati ancora carichi di rugiada e pomeriggi che aspettano il temporale, i dipinti Fabio Grassi inventariano ogni ora del giorno. "Ma non cerco l'aspetto meteorologico, piuttosto la possibilità di giocare con le forme che caratterizzano il cielo: limpido, spazzato dal vento, movimentato dalle nuvole, colorato dalle luci del sole che sorge o tramonta”. Questi spazi alludono all'uomo.
Lo sappiamo dai cascinali in pietra, dai campi curati che suggeriscono la presenza dell'uomo. Ma non lo mostrano mai. Lo sostituiscono gli alberi, la loro metafora. "Sono la memoria vivente del pianeta, sono i depositari della storia più antica, i più garbati e generosi abitanti della terra. Da sempre. Da ben prima de1l'uomo”.

Le carte preziose.

Per arrivare al1'effetto liquido che caratterizza i suoi dipinti, Fabio Grassi diluisce gli acrilici, li tratta come acquerelli. La pennellata piatta gli consente un gioco continuo di velature e trasparenze. "Oltre a oli e acrilici, uso anche acquerelli. Per questa tecnica ho trovato un supporto più poetico: le carte antiche, che trovo girando per i mercatini di antiquariato. Perfino quelle del Sei e Settecen-
to. Usandole introduco nell'opera anche il tempo. Intervengo su un materiale che ha già una storia. Affascinante. Spesso si tratta di testamenti, atti di vendita, contratti di vario tipo. A volte scopro le carte dei tribunali. Mappe di esistenza".


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